mercoledì 18 novembre 2009

"You look a little bit too tan":



Un consiglio a chi aveva sbrigativamente deciso che V come Valentino non potesse essere compreso nelle gallerie dei Disbanded: guardare questo trailer. O, se 2 minuti e 28 sono troppi, vedere almeno gli ultimi secondi. La coppia funziona, e vincerà anche un Oscar.

Elvis has left the building.

lunedì 16 novembre 2009

Prima o poi doveva accadere.



Elvis has left the building.

domenica 15 novembre 2009

Decapitator strikes again.





L'uomo che elimina le teste dai manifesti torna a colpire a NY. Notare la finezza dei led nel casco che firmano l'opera, qualora ce ne fosse stato bisogno. (nella foto: l'opera e l'originale)
Altre opere di Decapitator qui.

Elvis has left the building.

mercoledì 11 novembre 2009

Best naming ever? Or worst?



(Thanks Nic)

Elvis has left the building.

martedì 10 novembre 2009

Quando nella pubblicità giravano ancora i soldi (era il 2009).



Il nuovo grande spot per la Guinness (che si allontana dopo molti anni dalla fortunata strategia del "good things come for those who wait") ci riporta ai tempi in cui, per fare un grande film pubblicitario, si usavano tanti soldi. E' vero anche che si possono (o dovrei dire si devono) avere straordinarie idee a zero budget, ma operazioni di questo genere sono possibili solo quando, come leggi nelle note, "director Johnny Green recruited an elite team including Oscar winning set designer Grant Major and Oscar nominated Director of Photography Wally Pfisher". In pratica, quando metti in campo molti barili di sterline. La voce che gira a Londra e' che questo spot sia costato addirittura 4 milioni di euros. Meglio tirare fuori grandi idee senza soldi? Vigorelli ha detto in un'intervista: "tutte cazzate". Forse meno riuscito di altri precedenti commercial, fa comunque la sua figura grazie a un paio di scene visionarie e all'epicità dell'insieme, cose sempre più rare in questo mondo di virali girati con il telefonino. Epici a loro volta, ma per altri motivi. E da premiare con medaglia al valore.

Elvis has left the building.

domenica 8 novembre 2009



Che Ronald Reagan fosse un attore lo sanno anche i sassi. Ma che anche Bush padre bucasse lo schermo era cosa nota a pochissimi, che solo Ted Disbanded può rivelare oggi. Basta del resto vedere la sequenza di questo film, intitolato Santa Fe Trail, che ha tra i protagonisti anche lo stesso Ronald Reagan, per sobbalzare e chiedersi se due presidenti in uno stesso film non siano troppi. La versione ufficiale vuole che si tratti di uno dei tanti caratteristi di Hollywood, ma la somiglianza è troppo forte per abboccare: chi ha voluto insabbiare il fuggevole passato cinematografico dell'uomo dagli occhi piccoli e ravvicinati, autore, tra le tante dimenticabili cose, anche di G. Bush Jr? Del tutto priva di fondamento, invece, la voce che il maggiordomo di colore alla fine della sequenza sia un Obama sovrappeso.

Elvis has left the building.

venerdì 6 novembre 2009

Riconciliarsi con la tecnologia (sempre ammesso che abbiate litigato).

The Eyewriter from Evan Roth on Vimeo.



Un bellissimo esempio, per niente Disbanded, di come la tecnologia aiuti a superare gli handicap. Full of love, vero.
(Thanks Ago)

Elvis has left the building.

sabato 31 ottobre 2009

Meet Arturo Vega (che fondamentalmente disegnò una cosa sola).



Ascolta il racconto di come nacque il logo della band più famosa del punk rock: c'è di mezzo una T-shirt polacca. E di come perse due soli concerti degli oltre 2000 della band (uno dei quali perché era in prigione). Era l'art director della band che nel 1976 cantava titoli come questo, peraltro senza conseguenze penali.

Elvis has left the building.

giovedì 29 ottobre 2009

Vedere le cose in modo diverso, e per sempre (3).



Terzo e ultimo (?) marchio della serie, come segnalato da voi più sotto. Probabilmente è bastato un pezzo di pomodoro caduto sulla maglietta, e un mondo nuovo si è aperto.

Elvis has left the building.

lunedì 26 ottobre 2009

Disbanded brief.



Della copertina forse più famosa e Disbanded del mondo si parlò già qui. Ma ecco la lettera d'incarico di Mick Jagger a Andy Warhola, che la realizzerà circa un anno dopo o anche più, considerando che Sticky Fingers è del 1971. In pratica, su una carta giallina intestata della Rolling Stones LTD, Mick dice ad Andy di fare più o meno quello che vuole, nei tempi che vuole e (dodici puntini di sospensione...) chiedendo i soldi che vuole. Mi ricorda molto i brief che girano in questi anni, macchina da scrivere a parte. (Thanks Divano).

Andy has left the building.

sabato 24 ottobre 2009

"Then he coughed and nothing else was said".



Le ultime parole dei condannati a morte, in questo sito meticolosamente aggiornato dal Texas Department of Criminal Justice. Me ne sono lette un po', la maggior parte invocano il perdono sia divino che umano. Il tipo della foto dice una cosa interessante sulle streghe date alle fiamme. Tra le tante, la cosa che colpisce è l'ossessione per le razze: anno per anno potete trovare i giustiziati divisi tra White, Black, Hispanic e Others, in un paese che quando venne eletto Obama sembrava quasi infastidito se si accennava al fatto che costui fosse il primo Presidente nero. Ma è pur vero che il motto del Texas è "the lone star". Una stella su cui i colori contano ancora molto, e i coloured molto poco.

Elvis has left the building.

mercoledì 21 ottobre 2009

Replay, please.



Riporto qui una bella nota scritta da Till Neuburg:

"La Replay era stata fondata nel 1978 da Claudio Buziol - che aveva inventato l’invecchiamento artificiale del denim. Tre anni più tardi aveva creato con Renzo Rosso il Gruppo Fashion Box, che sarebbe poi diventato a sua volta la Diesel. Nel 2005, a soli 48 anni, Buziol era deceduto ad Asolo, per un infarto. Da ieri 18 ottobre la Replay rimette in onda in Italia uno spot internazionale girato 16 (!) anni fa. Sono sinceramente emozionato perché, anno dopo anno, ho sempre riproposto cocciutamente ai miei studenti questo autentico capolavoro come esempio di comunicazione intelligente, coraggiosa, superbamente realizzata. E ogni anno tutti questi studenti - tra i quali, alcuni sono ora direttori creativi - la reazione è sempre stata un’immediata e potente condivisione: di vision strategica, di treatment, di ammirazione tecnica, di pura e semplice complicità personale. E’ fantastico che oggi un commercial del 1993 sia (ancora, nuovamente?) in sintonia con la cultura, la vita, il mercato in un’area (la moda) dove quasi sempre trionfa il nulla, la banalume, i clichés, la volgarità. Era un’operazione nata e sviluppata senza agenzia. Il tema, il plot, i monologhi erano scritti dal regista Michael Haussman. E’ interamente girato in bianco e nero. Racconta il viaggio di un entertainer alla Lenny Bruce che, apparentemente single, va a trovare i suoi genitori in compagnia della piccola figlia. In realtà, questo capolavoro è un piccolo film - un corto di 90 secondi.
Haussman ha diretto un sacco di altri spot premiati e molti video musicali di grande successo che sicuramente avete visto anche voi (vedi anche il suo sito). Finora ha realizzato solo due feature: “Blind Horizon” con Val Kilmer, Sam Shepard e Faye Dunaway (del 2003) e “Rhinocers Hunting in Budapest” (del 1997) con attori cinematografici poco conosciuti ma dove recitavano due star della musica: Nick Cave e John Cale. La fotografia era del milanese Nicola Pecorini - una volta operatore specializzato nella Steadicam ma poi diventato un DoP molto importante (sua la fotografia visionaria e molto coraggiosa di “Paura e delirio a Las Vegas” di Terry Gilliam (con Johnny Depp, Benicio Del Toro, Cameron Diaz, Christina Ricci e Tobey Maguire), di “Regole d’onore” di William Friedkin e di “La setta dei dannati” di Brian Helgeland. Michael Haussmann vive a Roma."


Elvis has left the building.

lunedì 19 ottobre 2009

Vedere le cose in modo diverso, e per sempre (2).



Elvis has left the building.

Nuovi trend per il 2010: il bucato.





E' un periodo di riscoperta dei valori più sani e tradizionali delle famiglie. Il PD punta su bucato, calzini e prossimamente (pare) lo sgrassatore universale per conquistare una fascia crescente di elettorato che, ironia della sorte, è molto tentata di dire invece: "Ti mollo".

Elvis has left the building.

sabato 17 ottobre 2009

Anche i Disbanded vincono (se gli altri scivolano).



Con molto ritardo, colpevole ritardo, iscrivo questo pattinatore australiano, Steven Bradbury, alla categoria dei Disbanded. Se non fosse una storia vera, sembrerebbe lo script abbastanza riuscito di uno spot (decidete voi quale). Accede alle semifinali di Salt Lake City 2002 per squalifica altrui, poi si conquista la finale perché cadono in due, e nella finale guardate da soli come va a finire. A me sembra pure mezzo claudicante, ma non può essere. La medaglia nell'inquadratura finale potrebbe essere di cioccolata.

Elvis has left the building.

mercoledì 14 ottobre 2009

Un uomo timido.



Senza trucchi e senza postproduzioni, ecco l'uomo che, a causa di qualche trauma giovanile, si dipinge per mimetizzarsi e diventare - quasi - invisibile. Nell'ultima foto, per la verità, c'era quasi riuscito.


Elvis has left the building.

lunedì 12 ottobre 2009

La luna storta.



Sono sicuro di essere io in difetto, e non la grandissima fotografa Annie Leibovitz che nel soggetto "Astronauts" (il meno riuscito della serie di LV, del resto non è il suo genere questo), non riesce a far guardare la luna ai soggetti della sua foto. O meglio, non riesce a far quadrare la post-produzione della foto. E' vero che bisogna sempre guardare avanti, ma non in questo caso, che la luna era a destra. Forse è solo una mia impressione, o forse - come sospetto - proprio in quel momento passava un triangle UFO.

Elvis has left the building.

sabato 10 ottobre 2009

Inventa qualcosa di incredibile se vuoi essere creduto.



E' un'antica legge di truffatori, imbroglioni e uomini d'affari. L'ultimo show dei soliti buontemponi di Canal Plus. Una delle poche campagne fatte in Europa continentale che inizia a diventare una case history di riferimento mondiale. Qui il primo grande atto, e qui il secondo.

Elvis has left the building.

venerdì 9 ottobre 2009

Quando muore la tua mosca.




E' inutile abbandonarsi alla disperazione. Molto meglio consegnarla alla storia dell'arte (minuscolo tutto).

Elvis has left the building.

lunedì 5 ottobre 2009

Forse un giorno un tasto FFWD salverà anche noi.



Visto che un terzo degli apparecchi televisivi americani ormai è collegato a un decoder o a un registratore digitale che consente di saltare la pubblicità con un il temuto o sospirato tasto avanti-veloce, aziende e agenzie sono state costrette a fare del loro meglio perché i loro spot vengano guardati, e non saltati. Sembra incredibile, ma ci voleva il decoder per far passare questo semplice concetto. E' come se le donne avessero scoperto il make-up solo dopo una fuga di massa degli uomini, e non prima, per attrarli (ma forse è andata veramente così). In ogni caso, la 180 di Los Angeles combatte il tasto fast-forward con questi spot per la telefonica Boost Mobile, che fanno una cosa che i nostri operatori non se la sentono ancora di fare: parlare il linguaggio dei loro utenti, perlopiù giovani e in molti casi anche Disbanded. Non vinceranno a Cannes, ma forse faranno schiacciare meno tasti Ffwd agli americani, che è il vero premio del momento.


Elvis has left the building.

"Non potrò mai più guardare il Colonnello Sanders allo stesso modo".



E' vero che le cose, se le vedi così una volta, rischi di vederle così per sempre. Come acutamente dice il tizio di questo
sito. Per chi ha familiarità con il Kentucky Fried Chicken del Colonnello medesimo, è un colpo basso alla sua eleganza, e alla sua statura di Colonnello in pensione.

Elvis has left the building.

domenica 4 ottobre 2009

Bad girls eat apples.



Anche disponibile nella versione good girl.

Elvis has left the building.

sabato 3 ottobre 2009

If there is a bear.



Giocando a scacchi sul ghiaccio, e volendo per la seconda volta sedersi nella sala ovale ai tempi della Guerra Fredda, Ronald Reagan fece realizzare questo spot che utilizzava la metafora dell'orso (la Russia) a passeggio nei boschi. Era il 1984. "C'è un orso nei boschi. Per alcuni è facilmente visibile. Altri, non lo vedono affatto. C'è chi dice che sia ammaestrato, e chi pensa che sia cattivo e pericoloso. Dal momento che non è possibile stabilire chi abbia ragione, non sarebbe intanto meglio essere forti come l'orso? Sempre che ci sia, un orso". Una traduzione un po' grezza e un po' raffinata del nostrano "Per non sapere né leggere né scrivere". In pratica: nel dubbio, mi armo. Discutibile come filosofia, e purtroppo mai del tutto abbandonata. Non tutti capirono al primo colpo lo spot - secondo le ricerche dell'epoca alcuni pensarono addirittura a un discorso ambientalista -, ma intanto RR venne rieletto. E ancora oggi la frase "There is a bear in the woods" viene usata dagli americani per descrivere un potenziale problema all'orizzonte. Oggi che Obama utilizza con successo campagne molto più realistiche con tagli da 60 minuti, è quasi bello rivedere uno spot così classico e un po' inquietante, che parla della minaccia nucleare senza nominarla, regalandoci poi quel beneficio del dubbio finale ("If there is a bear") che lascia tutta la Storia ancora aperta, come quei film che ti lanciano l'amo del sequel, rifiutando di finire del tutto.


If there is Elvis.

mercoledì 30 settembre 2009

Disbanded per un soffio.



Ma c'è rimedio.

Elvis has left the building.

Tragic happens.



Ha fatto molto meno scalpore dell'arresto di Roman Polanski in Svizzera (notizia che ha diviso in due il mondo, e che ha posto qualche interrogativo), ma tre giorni fa è morta Susan Atkins, la donna che accoltellò Sharon Tate nella tragica notte del 1969, e successivamente scrisse PIG sulla porta di casa con il sangue di lei. Seguace di Manson, era malata terminale di cancro e ha passato 40 anni in prigione. Quando la storia si risveglia, di solito lo fa per bene.

Elvis has left the building.

martedì 29 settembre 2009

L'incubo ricorrente del sig. Ikea.



Le immagini del più grande disordine domestico mai rinvenuto a memoria d'uomo. Nemmeno il salottino di una sala VIP dell'Alitalia versa in questo stato. Le immagini sono state scattate dalla polizia di Houston durante un sopralluogo pre-evacuazione di uno dei mille uragani (sempre con nomi di donna) che visitano gli Stati Uniti. Noterete anche il rigido sistema alimentare salutista a cui si sottoponeva l'inquilino della casa, probabilmente magro e in salute. Lo immagino leggere molti libri, anche. Ed essere un tipo cordiale.

Elvis has left the building.

domenica 27 settembre 2009

The Hunter.





Elvis has left the building.

venerdì 25 settembre 2009

Era il migliore a smontare le accuse.



Si legge nella sua biografia che Nathan Sawaya smise di fare l'avvocato nel 2001 per dedicarsi alle sue sculture di Lego. Otto anni sono in effetti il tempo necessario per costruire le opere che si vedono qui, alcune obiettivamente straordinarie. Quando meditate di ritirarvi e di farla finita con il vostro tedioso lavoro, pensate a questa come una entusiasmante possibilità. Servono soltanto un milione di pezzi circa, e forse uno zio ricco morto da poco.
(Belle anche queste riproduzioni di foto celebri)

Elvis has left the building.

lunedì 21 settembre 2009

Disbanded lettura della foto meno Disbanded del mondo.



Oggi Kokura splende soprattutto di notte, impressionante lo scroll nel formato gigante. La città del Giappone doveva essere distrutta da Fat Boy, la bomba atomica che per motivi di maltempo e di nebbia finì invece su Nagasaki. Fa un certo effetto rileggere (o leggere, come nel mio caso) la lettera che Einstein scrisse a Roosevelt, pressandolo affinché anche gli Stati Uniti si dotassero di un'arma così potente prima che lo facesse la Germania. Del resto Albert faceva il suo interesse, e non si può dire che successivamente non si sia battuto per la pace. Però è lecito chiedersi: e se la stra-famosa-stra-abusata foto della linguaccia fosse stata scattata poco prima di leccare il francobollo? Ha! (Un po' meno simpatico forse?)

Elvis has left the building.

venerdì 18 settembre 2009

Personaggi pubblici che non sopporto senza una ragione precisa.



A metà degli anni '80 ingannavo il tempo in una radio privata di Roma che sorgeva (il verbo, mi rendo conto, non è perfetto) nelle cantine di un amico che l'aveva messa in piedi. Noi eravamo un gruppo di ventenni che si divertivano a passare i dischi in uscita in quel periodo: i primi U2, i Killing Joke, i Big Country, queste cose qui. La radio si sentiva solo in alcune zone di Roma, ma in quelle zone era diventata molto popolare e amata. Anche perché, qualche anno prima di "Avanzi" e simili, ci eravamo inventati una serie di finte pubblicità radiofoniche, parodia di quelle più famose che passavano in televisione. Tutti le conoscevano: il mio primo colloquio in assoluto nella pubblicità lo feci proprio portando quegli stacchetti invece di un portfolio. Ora accadde che proprio sotto la nostra frequenza (97.5 MHZ) ci fosse un'altra radio, che si accavallava drammaticamente alla nostra. Si chiamava Radio Jolly. Uno dei DJ di questa radio era un tizio scatenato con la zeppola, che diceva solo cose molto stupide, in quel modo caratteristico di fare la radio che può fartela odiare. Perché la radio è così: può essere (ed è) il mezzo più bello del mondo, ma può anche essere il più fastidioso, se il DJ è troppo impostato o - peggio - troppo gasato. Se poi, disturba il tuo rock-colto-di-cui-sei-tanto-fiero con un sound del tutto inutile, tu lo ammazzeresti. Quel DJ si chiamava LorenzoLorenzo, diventato anni dopo Jovanotti. Assistere alla parabola ascendente di questo mezzo scemo (oggi non lo penso, ma allora sì e l'avreste pensato anche voi), fu abbastanza sorprendente e triste per me. A una prima fase di mio rifiuto e disprezzo, durata anni, seguì un lento e mesto ravvedimento: in effetti dovetti ammettere che - a differenza mia, triste DJ senza difetti di pronuncia - il tizio con la zeppola aveva del talento. E non era scemo per niente. Il periodo dell'ombelico del mondo, per esempio, tutto sommato non era poi così male. E anche lui, ripulito di quell'effetto-popper inquietante, in fondo ora se ne stava al posto suo abbastanza bene. Negli ultimissimi anni però deve essere successo qualcosa, perché non lo sopporto più di nuovo. Forse è accaduto quando, primo uomo sulla terra, ha avuto una figlia. O quando ha scritto quella canzone al caramello che dice testualmente "dedicato a te.. che sei... semplicemente sei... e non lo sai..." che mi fa rimpiangere il tempo in cui si sganasciava a Radio Jolly, gridando cose altrettanto insensate. Ora io so bene che nell'Italia di oggi sono altre le persone che dovremmo non sopportare, però nella mia personalissima galleria di odi Disbanded non del tutto motivati, ci sta pure lui. Credo che sia una brava persona, ma penso che stia ancora pagando lo scotto di aver disturbato, quella volta, il mio pezzo dei Dream Syndicate con una canzone di Sandy Marton, che la copriva nei punti salienti. Ma credo soprattutto che non gliene freghi niente, di tutto questo, in effetti.

Elvis has left the building.

mercoledì 16 settembre 2009

Chiunque ci sia dietro l'angolo.



Una galleria di invenzioni totalmente prive di senso e in certi casi addirittura nocive per l'uomo. Superiori, come Disbandedness, il Robot che risponde al telefono ma non può parlare, la gabbietta per sospendere nel vuoto vostro figlio, il fucile che spara dietro l'angolo (chi c'è c'è), e la valigetta anti-scippo: tiri una cordicella e tutto il contenuto finisce sul suolo, alla mercé di chiunque. (Thanks Andrea N).

Elvis has left the building.

lunedì 14 settembre 2009

NY clubbing archaeology Disbandedness.



Che fine hanno fatto gli storici locali delle prime serate newyorkesi? Ecco un'interessante galleria raccolta da Weekendance, in cui scopriamo ad esempio che il mitico Paradise Garage (quello che ha dato il nome al Garage Sound), è tornato ad essere un garage. The Gallery, il più famoso di tutti, vive ancora in questo sito, dove il DJ Nicky Siano si autocelebra con tristi foto rotanti. Era il 1971, e a quei tempi in quei locali non si vendevano alcolici; si andava lì solo per ballare, conoscere gente ed eventualmente diventare dei miti, più o meno. Ma secondo me, a giudicare dal questa immagine di Nicky DJ, qualcosa era comunque in vendita, e non penso fosse solo caffè, anche se lì sulla destra vedo una tipica Cup di cartone che potrebbe contenerlo.

Elvis has left the building.

domenica 13 settembre 2009



(Interno giorno, Ministero della Sanità)

- Dobbiamo trovare qualcuno di autorevole ed esperto, meglio se nel mondo della scienza.
- Che ne dite di Topo Gigio?
- Interessante. Ma non sarà troppo inflazionato?
- Inflazionato? Ma no, non siamo più nel 1970. Topo Gigio non se lo caca nessuno, nemmeno più i bambini.
- Avete ragione. I bambini non lo conoscono proprio.
- Ho regalato il pupazzo a mio nipote a Natale scorso e ha pianto per il disappunto.
- Forse allora non è una buona idea, quella di usare Topo Gigio, che dite?
- Ma no, dimenticate che per tutti gli over 40 Topo Gigio è ancora qualcuno. Puntiamo su di lui, per combattere questa pericolosa influenza. Siamo pagati per prendere decisioni. Prendiamone una coraggiosa e usiamo Topo Gigio.
- A proposito: il canarino Titti è maschio, lo sapevate?
- Titti di Silvestro? Ma stai scherzando, non è una femmina?
- No, è un maschio. L'ho visto su Internet.
- Con quelle ciglia e quegli occhioni? Mah...
- Allora per la prossima campagna del gay pride, già sappiamo chi usare...
(Tutti insieme) - Ah! ah! ah!

Elvis has left the building.

mercoledì 9 settembre 2009

In questo post non si parla di pubblicità, come da accordi.



Gli scam-ads (annunci pubblicitari finti) stanno uccidendo i festival di pubblicità di tutto il mondo. Un tempo erano solo un prurito più o meno sotto controllo, ma da quando (specie ad est) si è arrivati a inventare i prodotti, prima ancora degli annunci, o (a ovest) a scavalcare allegramente la mancata approvazione dei clienti, l'imbarazzo si è sostituito alla gloria, e la mancanza di credibilità sta rischiando di trasformarsi - alla lunga - in un danno anche economico. One Show è il primo premio pubblicitario mondiale di una certa rilevanza che cerca di opporsi agli scam ads. Lo fa con le minacce: se iscrivi un lavoro per un cliente inesistente, o iscrivi un lavoro non approvato dal cliente, sei fuori dalla competizione per 5 anni (oddio, come deterrente non è così spaventoso). Se iscrivi un lavoro uscito una sola volta, magari di notte, con il chiaro proposito di vincere premi e basta, sei fuori per 3 anni. E' una nobile e coraggiosa iniziativa, che priverà il One Show di svariate migliaia di dollari, e che renderà le giurie lentissime: pensate infatti a quante polemiche, proteste, ricorsi, dietro a ogni singolo pezzo iscritto. Perché il confine non è mai così netto come quelli di One Show fanno finta di credere, e la regola non è mai troppo univoca. Però l'iniziativa è bella, specie se confrontata con la filosofia dell'"iscrivi-più-che-puoi" e "aspetta-un-attimo-sto-inventando-una- nuova-categoria-per-te" di festival come Cannes, e meritava spazio perfino in un blog come questo che si guarda bene dal parlare di pubblicità, o di anteporre tre inutili lettere alla propria intestazione.

Elvis has left the building.

martedì 8 settembre 2009



Facile no?

Elvis has left the building.

lunedì 7 settembre 2009

David Foster Wallace su Jimmy Connors.



“Non so se lo sapete, ma Connors aveva uno degli stili più eccentrici nella storia del tennis. Pur essendo un giocatore aggressivo e di potenza, raramente scendeva a rete. Inoltre serviva come una ragazzina rachitica, e colpiva sempre la pallina di piatto, senza spin (cosa pericolosissima, perché l’assenza di spin rende la pallina impossibile da controllare). E il suo gioco era tanto più assurdo in quanto la racchetta che generava questo fuoco di retrovia era una Wilson T2000, incredibile oggetto metallico nonché una delle più merdose racchette da tennis mai costruite, vista dalla maggior parte dei giocatori come un attrezzo utile tutt’al più come arma di difesa o strumento per togliere i grossi sassi dal giardino dietro casa e roba del genere. Connors era pazzo di questa racchetta, e continuò a usarla anche quando la Wilson la mise fuori produzione, perdendo tra l’altro in questo modo potenziali contratti pubblicitari per milioni di dollari. Connors era anche eccentrico (e a tratti repellente) in decine di altri modi, nessuno dei quali rilevanti ai fini di questo articolo.”
Solita postilla del Colonnello, questa volta davanti a un'insalata con troppe foglie: prova a cercare gli incontri di Connors su Youtube, tu che sei pratico: troverai match contro Laver e Rosewall (primi anni 70), così come partite contro tennisti contemporanei. Lui c'è sempre, c'è sempre stato. Jimbo era un antipatico che ha attraversato le ere tennistiche, ma quando arrivi alla semifinale degli US Open a 40 anni, non ti odiano più, e hai lo stadio tutto per te. Non è stato il più grande tennista di sempre, ma ha vinto più incontri di chiunque altro (1337, contro 277 sconfitte, per capirci Federer è ancora 600). Ha attaccato la racchetta al chiodo nel 1994. Pare che fosse troppo pesante, e il chiodo ha ceduto.

Late add: il doppiatore di Paperino ci spiega i vantaggi di questa racchetta.
Even later add: McEnroe in camicia contro Djokovic agli US Open.

Elvis has left the building.

giovedì 3 settembre 2009

(E comunque la First Lady giapponese sostiene di aver volato su un UFO)

Per cui no, non siamo soli.

Elvis has left the building.

mercoledì 2 settembre 2009

La prova inconfutabile della non-esistenza degli UFO.



Chi redige questo blog ha avuto la fortuna di crescere in un tempo in cui esistevano gli UFO. Vi assicuro che era una bella sensazione pensare che sopra le nostre teste ci fosse qualcosa o qualcuno che avrebbe sempre potuto fare giustizia, nel senso di dare finalmente una priorità alle cose, o una direzione alle nostre vite nel modo più spettacolare di tutti: ridicolizzandole. Perché questo avrebbe significato la discesa in terra degli extraterrestri, dopo tutto. Evidenziare con un fascio di luce gigante i nostri limiti, rendere pulviscolo i macro problemi che affliggevano i cugini più scemi dell’Universo, cioè noi. Che gusto se fossero stati pure razzisti, pensavo. Ovviamente parlo di un razzismo di tipo evoluto: “Tutti quelli che posseggono un HUMMER: da questa parte, è solo per una formalità”. Sarebbe stato troppo bello. Inoltre, se solo fosse arrivata la prova certa della loro esistenza, sarebbe stata di gran lunga - e sarebbe ancora - la notizia più importante di tutti i tempi: più della morte di Gesù, per dire. Più della bomba atomica. Più di Elvis. Alla fine degli anni Settanta, quando le piccole tv private iniziavano a regalarci i primi seni femminili (per molti di noi UFO anche quelli) io attendevo invece con gusto una trasmissione condotta da due Disbanded, uno dei quali con voce roca e sopracciglia molto folte, in cui si faceva il punto su avvistamenti e altri fenomeni dei nostri amici non-ancora-venuti dallo spazio. Due geni, a ripensarci oggi: chi mai potrebbe condurre un programma per una o due ore parlando - letteralmente - del nulla? Sì, è vero, è quello che è accaduto ogni giorno nei 30 anni successivi di televisione italiana, ma loro lo facevano credendoci davvero, utilizzando più parole che filmati. L’altro dei due, quello con le sopracciglia normali, aveva due occhi spiritati come se avesse visto un marziano poco prima, o della droga. E tu eri talmente suggestionato da dare più credito alla prima ipotesi.
Comunque sia: gli anni sono passati a gruppi di dieci, e oggi è accaduto qualcosa che allora non era nemmeno immaginabile. E' accaduto che tutti abbiamo in tasca una telecamera. Se qualcosa di non previsto solca i cieli, fossero anche le tragiche traiettorie convergenti di un aeroplanino e un elicottero, stai sicuro che c'è un telefonino a filmarlo e metterlo in rete. Eppure gli avvistamenti degli UFO, improvvisamente, sono crollati. Se ieri erano 10, oggi dovrebbero essere 1000, e invece sono sempre 10. E se ne parla molto meno di prima. Foto e filmati sono anche peggiorati anche qualitativamente, tanto da far rimpiangere i riflessi dei vecchi lampadari della cucina e le scodelle lanciate su un prato. Scomparsi, proprio ora che, in teoria, avrebbero dovuto proliferare grazie alle armi di moltiplicazione di massa tascabili . Dunque non esistono, non sono mai esistiti, e io stesso sono stato ingannato. Ecco, considero questo il più grande tradimento consumato ai danni dell'umanità. Nel momento della rivelazione, gli UFO si sono dati. Spariti prima ancora di apparire. Troppo superiori forse per farsi catturare da un Nokia, o per sporcarsi con i nostri gas e le nostre emissioni. E così ci è rimasto poco in cui credere: qualche mostro, due o tre funamboli, un paio di bambini prodigio. Poca cosa. Noi non siamo soli, diceva la tag line di un film. Sì invece, dicono i titoli di coda.



Gli UFO e Elvis have left the building.

lunedì 31 agosto 2009

You always go back to basics.



Per ricominciare la stagione, qualche piccolo cambiamento per questo blog, destinato altrimenti ad essere seppellito da noia e monotonia come quasi tutti i blog che si rispettino. Intanto, nel giorno delle duecentomila visite (thanks!) Ted Disbanded diventa semplicemente Disbanded. Motivo? Inesistente: diciamo per avere tre lettere in meno nel titolo. Inoltre il comitato dei saggi, da me presieduto e corrotto, ha deciso che non si parlerà più di pubblicità, se non nei casi manifestamente e universalmente Disbanded. Il contravventore rischia da uno a due mesi da scontare aspettando bagagli all’aeroporto di Fiumicino (a occhio servono 5 o 6 voli in tutto). Del resto, nonostante la grande parte delle visite di questo blog provenga da agenzie (vedi specchietto, preso in una mezzora a caso di fine luglio), è senz’altro vero che questa materia sia già troppo presente nelle nostre vite. Nella mia certamente. Questo blog viene scritto la sera tardi, e arrivati a quell'ora di solito si ha voglia di cambiare argomento. E poi Disbanded era nato con altre finalità, e a quelle intende ritornare. You always go back to basics, diceva una vecchia campagna. Ops: vado all’aeroporto a pagare pegno.

Elvis has left the building.

mercoledì 26 agosto 2009

La corsa più veloce di tutti i tempi.




- Sì, Usain Bolt è fenomenale – mi dice il Colonnello Ruggine mentre i suoi spaghetti allo scorfano sembrano non finire mai, rigenerandosi come dei serpenti di un videogioco nel suo piatto formato insalatiera – però dovresti vedere Bob “Bullet” Hayes. Lui era ancora più grande. Il più grande, per quanto mi riguarda.
Il Colonnello Ruggine, scrittore e giornalista, è un uomo che conosce lo sport come pochi altri. Ama il ciclismo, la boxe, l’atletica e il tennis. Ma vivendo in Italia, è costretto a fare i conti anche con il calcio.
- Bob Hayes alle Olimpiadi di Tokyo fece 10” sulla terra rossa, capisci, la terra rossa; e ai piedi aveva le scarpe chiodate, capisci, chiodate. E poi era il 1964, mica oggi. Ma l’impresa vera non furono i cento metri, fu la staffetta. Si doveva disputare la finale 4x100 e gli USA non avevano nessuno di forte in squadra a parte lui. Bullet Bob, che ovviamente correva per ultimo, chiese una sola cosa ai suoi lenti compagni di squadra: passatemi il testimone con un “distacco onesto”, al resto ci penso io negli ultimi 100 metri. Succede che la corsa si mette malissimo: i compagni di Bob Proiettile arrancano, il bastoncino che si passano di mano in mano sembra diventato di piombo; quando lo consegnano nella mano destra del fenomeno la squadra americana è addirittura quinta. Il distacco è addirittura di 3 decimi dal primo. Bob Hayes arraffa il testimone e parte. Descrivere lo sprint di quei cento metri di frazione è impossibile, se non forse restando muti. Se li divora uno ad uno. Metri e avversari. Soprattutto il primo (un polacco, forse il futuro pontefice?) a rivederlo nelle immagini sembra andare all’indietro, tanto è risucchiato. La squadra americana finisce prima con 3 decimi di vantaggio sul secondo, sua Santità appunto, e nuovo record mondiale. -
Quei pranzi che finiscono quasi al tramonto, con i camerieri che ti portano il conto senza che tu lo chieda, ansiosi di dover riprendere a lavorare fra tre ore. Paga lui, il Colonnello, e ce ne andiamo. A casa cerco subito su YouTube il video di questa impresa, sai che c’è, a volte il Colonnello le spara grosse. Ne trovo due: guardate quello più brutto, in bianco e nero ma da posizione migliore, e poi ditemi se non è la corsa umana più fenomenale che abbiate mai visto. Cronometri postumi hanno calcolato in 8”60 la sua frazione di cento metri. Quarantacinque anni prima di Bolt e i suoi polletti fritti. Per la cronaca: dopo questa estate veloce Bob Proiettile lasciò l’atletica: andò a giocare a Football americano, diventando l’unico atleta della storia ad aver vinto Superbowl e oro Olimpico. Finì piuttosto male, in quegli anni era difficile gestire il successo. E così la storia si fa triste, e Bob Hayes può entrare nell' album delle figurine Disbanded. Nella statua eretta poi in suo onore, Bob si erge curiosamente in punta di alluci: la scultrice disse che in nessuna foto in suo possesso i piedi toccavano terra.

E ora un piccolo passo indietro per gli amici della pubblicità: Jacksonville, Florida, estate del 1962 circa. Prima che succedesse tutto. Il quotidiano locale (Times-Union) esce con la foto di un ragazzino nero in prima pagina, e la classica scritta Wanted. A Jacksonville si sa che esiste questo ragazzo noto come “l’essere umano più veloce del mondo”, ma nessuno sa di preciso dove trovarlo. Lo vogliono scovare per buttarlo in pista. Parte una massiccia caccia all’uomo a cui partecipa tutta la città. Alla fine lo trovano: stava facendo il bucato in una lavanderia a gettone, e così siamo tutti entrati in uno spot della Levis, che poi diventa dell’Adidas perché il giorno dopo parte. Per diventare Bullet Bob.


Elvis has left the building.
(Si ringrazia il Colonnello per la sua scienza, e per aver pagato il conto)

domenica 23 agosto 2009

Parabole delle vacanze.



Scherza coi fanti ma lascia stare i santi è non a caso un detto italiano. In Nuova Zelanda i creativi sono autorizzati a proporre ciò che all'ombra lunghissima di vatican city nessuno avrebbe mai l'ardire di fare. Anche perché, nel caso non non lo aveste notato, in Italia non si può fare quasi più niente. E quindi eccola qui l'affissione per la chiesa anglicana (tra l'altro molto seria, almeno a giudicare dal sito) di Auckland. Va bene, da noi non funzionerebbe, ma diciamo che al momento abbiamo altri problemi, collocabli a monte. Per inciso: anche questo blog è tornato (ma solo perché il suo estensore viaggia con bagaglio a mano quando transita da Fiumicino Airport, altrimenti forse sarebbe ancora al nastro ad aspettare il nulla che si è perso nel nulla) e presto sarà oggetto (questo blog) ad alcuni cambiamenti sostanziali e inevitabili, sempre se uscirà testa. Nel caso uscisse croce, verrà invece spento e sacrificato. Ma uscirà testa perché so come truccare queste cose, ho amici che lavorano al Superenalotto.

Elvis has left the building.

venerdì 7 agosto 2009

Have a nice walk.



Il modo migliore per incamminarsi verso questa calda estate, potrebbe essere questo lungo e raffinato spot della BBH London (Director: Jamie Rafn). Sei minuti di un unico piano sequenza in cui tutti i tempi vengono rispettati miracolosamente, le battute e i gesti si incastrano alla perfezione con gli oggetti incontrati lungo il cammino. E anche la recitazione di Robert Carlyle non fa una pausa. Thanks Federico.

AGGIUNTA DI POST VACANZE:
Cliccando sul video, ora appare questa scritta. Che poi ho conosciuto più di un cliente/agenzia ben felice se il loro prodotto circolava gratis su You Tube; ma qui ci deve essere qualche problema di diritti dell'attore. In ogni caso la scritta vale anche lei molto, senti come incute rispetto?


Elvis has left the building.

giovedì 6 agosto 2009

Il peluche gigante nascosto in ogni rapper.



(cliccare sul video, e poi in basso a destra per i sottotitoli in italiano)

Elvis has left the building.

mercoledì 5 agosto 2009

Discorsi da bar in una stanza ammobiliata alle Canarie.



Consigliato nei commenti al precedente post, ecco il canale You Tube di Lejesonfé, che da una stanza in una località delle Canarie pontifica un po' su tutto. I titoli sono eloquenti, e vi consentono di scegliere come meglio impiegare i vostri 7-10 minuti. Si va da "Droga legaliziamola" a "Youtube in Italia può finire", "Obama come la Juve" e l'accoppiata "Ambasciata de merda" e "Banche de merda". Confesso che non sono riuscito a vederne nemmeno uno per intero, ma questo non vuol dire. Lejesonfé ha lasciato in me un segno profondo almeno quanto quello lasciato dalla mitica fan di Michael.

Elvis has left the building.

martedì 4 agosto 2009

Se Obama è un Joker.



Los Angeles invasa da questi non troppo misteriosi manifesti anti-Obama, in cui il nostro viene raffigurato come un Joker alla Heat Ledger: quando sono fatte in larga scala e per bene, queste cose funzionano sempre. Mi domando quale potrebbe essere il riferimento cinematografico equivalente per la situazione italiana, ma al momento sono un po' a corto di idee.

Elvis has left the bulding.

lunedì 3 agosto 2009

Lo strano caso dell'altissimo Doctor Jackpot.



La ricorrente leggenda metropolitana secondo cui il Superenalotto sarebbe in qualche modo pilotato verso uno smisurato montepremi, così da fare notizia e portare a un record delle giocate sotto l'estate, sembrerebbe quasi (quasi) trovare conferma nella campagna pubblicitaria che, pianificata come tutte le campagne con molto anticipo, è tutta basata su un Jackpot mai così alto. Questo a voler essere di quelli che credono ai complotti, al finto sbarco sulla luna, e alla mano di Bush dietro le Torri Gemelle (che come ha detto giustamente Umberto Eco, ...). Ma deve essere solo un caso.

Elvis has left the building.

In attesa della lista definitiva delle peggiori 100.



Improba e improbabile fatica di Ad Age di catalogare le 100 campagne pubblicitarie più belle o più importanti di sempre. Ha senso stabilire se sia migliore la bottiglia Absolut o il claim Just do it? Absolutely not. Però i ragazzi ci hanno provato lo stesso, e qui c'è la classifica. E' interessante vagare tra le posizioni più basse, e fare varie scoperte. Ad esempio, che già alla fine degli anni '60 i gorilla spopolavano in pubblicità, e che nel 1915 in America già si scrivevano annunci-manifesto come questo. Incomprensibilmente assente - tra le tante - il nostro sempre sottovalutato Pennellone Cinghiale e la lieta campagna di natale qui sopra.

Elvis has left the building.

giovedì 30 luglio 2009

Campagna subliminale per il telefono azzurro, in cui al posto del telefono c'è una piccola chitarra.



Questo bambino sarà anche un fenomeno, ma non lo definirei mai "so cute!" come hanno fatto i generosi utenti di YouTube nei commenti al video. "So scary" mi sembra la formula più appropriata. Mi piacerebbe conoscere il padre, anche se potrebbe essere B.B. King.

Elvis has left the building.

mercoledì 29 luglio 2009

Le cose non sono andate così. Per fortuna.



L'amico Disbanded Andrea Negrini mi segnala questa riuscita profezia della rivista Ebony Magazine, che nel 1985 provava a immaginare come sarebbe stato il nostro Jacko a 40 anni. Un bel gagà dai baffi curati, che veste giacche di panno celesti e, soprattutto, è ancora nero. Come dice la didascalia "at 40, he will have aged gracefully". Yes, more or less.

Elvis has left the building.

lunedì 27 luglio 2009

"All the animals come out at night".



(Cannes winner 1976)
All the animals come out at night - whores, skunk pussies, buggers, queens, fairies, dopers, junkies, sick, venal. Someday a real rain will come and wash all this scum off the streets. I go all over. I take people to the Bronx, Brooklyn, I take 'em to Harlem. I don't care. Don't make no difference to me. It does to some. Some won't even take spooks. Don't make no difference to me.

Elvis has left the building.